Cristina Battocletti lavora alla “Domenica” del Sole 24 Ore dal 2006. Ha lavorato sei anni a Radio 24, dagli albori dell’emittente, il 1999, al 2005, e un anno al “Lunedì” del Sole 24 Ore.
Critica cinematografica, è inviata per il Sole 24 Ore ai principali festival cinematografici, Venezia, Cannes, Berlino. Recensisce i libri dell’area balcanica e mitteleuropea, che la appassiona e che studia. È caposervizio e vive a Milano.
Ha scritto “Figlio di nessuno” (Rizzoli, 2012), biografia dello scrittore Boris Pahor, scritta a quattro mani con l’autore sloveno, candidato al Nobel. Il libro ha vinto il premio Manzoni come miglior romanzo storico; “La mantella del diavolo” (Bompiani, 2015), vincitore del premio Latisana e finalista ai premio Bergamo, Rapallo e Asti; “Bobi Bazlen. L’ombra di Trieste” (La nave di Teseo, 2017), vincitore del premio Martoglio e Comisso.
Commenta i film nel ciclo di trasmissioni televisive “L’altro Novecento” di Isabella Donfrancesco e Alessandra Urbani, in onda dal 22 ottobre 2018 su Rai 5.
Luogo: Milano
Lingue parlate: inglese, francese
Argomenti: cinema, mitteleuropa, balcani
Premi: Comisso, Latisana, Manzoni, Martoglio
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Con in mano il Leone d’oro George Clooney si è messo a scherzare. «Quando mi hanno dato la notizia del Leone d’oro alla carriera la prima cosa che ho pensato è “Che onore!”, la seconda: “Non è che hanno parlato con i miei medici?”».

Venezia, George Clooney Leone d’oro alla carriera tra cinema e politica
Potrebbe essere un’inaugurazione dal sapore politico quella della 83esima edizione della Mostra del cinema di Venezia, che si terrà questa sera al Lido. Non tanto per le vicende interne alla Biennale (le polemiche sul film russo, però firmato da un dissidente, e la presenza di una sola regista in
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Viaggio ai confini dell’impero sovietico
Imperium, il titolo dello straordinario documentario che sarà proiettato Fuori Concorso il 5 settembre alla Mostra del cinema di Venezia, è mutuato dall’omonimo libro di Ryszard Kapuściński (Feltrinelli, 2013), racconto della babele di lingue e culture rimaste silenti e venute prepotentemente alla
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Prima che le polveri di Venezia accendano il fuoco dei tappeti rossi e delle star ci aspetta un autunno e un inverno da passare in sala, soprattutto per gli amanti delle saghe.
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Lo dice lei stessa: se fosse una pianta, Ildikó Enyedi, sarebbe un muschio che cresce nei boschi e si fa tappeto stratificato su terra e rocce. Enyedi è una regista ungherese, nota per lo più ai cinefili per la sua creatività nel filmare l’invisibile, i legami sottili che sfuggono a una lettura
- 03 agosto 2026

Odissea: è Nolan l’ingegno multiforme
Se la Musa oggi dovesse cantare un uomo dal multiforme ingegno, guarderebbe Chistopher Nolan. Gli inganni della sua Odissea sono riusciti a puntino: il primo teso a Ulisse, che da eroe sagace e malinconico si torce a principale responsabile del tracollo di una civiltà. Il secondo al poema omerico,
- 29 luglio 2026

Zendaya: dall’Odissea all’Uomo Ragno, è la diva dell’estate
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90 anni di classe operaia portata in paradiso
La classe operaia non andrà in paradiso, ma almeno Ken Loach l’ha omaggiata con devozione e maestria. Lo scorso 17 giugno il regista inglese ha compiuto novant’anni e ha tenuto fede all’annuncio di chiudere la carriera da regista con Old Oak, uscito nel 2024, perché le gambe non riescono più a
