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    La via dell'auto autonoma italiana è sulla via Emilia

    Da un articolo uscito su Nòva il 14 febbraio 2021 e su 24+ intitolato: "La via italiana alla produzione dell'auto senza pilota si chiama Via Emilia". Le tecnologie passano. Le conoscenze restano. E questo è talmente importante e strategico che spesso viene dimenticato. Si parla di digitalizzazione pensando alle tecnologie: ma ciò che conta è come queste tecnologie vengono incrociate con il "saper fare" profondo che alla fine genera la vera ricchezza di opportunità per una popolazione. Un caso c...

    – Luca De Biase

    La via italiana alla produzione dell'auto senza pilota si chiama Via Emilia

    Riconfigurato dall'elettronica, il nuovo contesto industriale si fonda su tecnologie che cambiano velocemente. Ma alla radice del successo, in questo contesto, c'è qualcosa che cambia lentamente. La conoscenza che nel tempo si è accumulata in un territorio

    – di Luca De Biase

    Guida autonoma, il primo test in Italia? Nel 1998 con una Thema

    Primo giugno 1998. Mattina presto. Una Lancia Thema color grigio antracite, con due vistose telecamere agli angoli del parabrezza, imbocca l'A1 al casello di Parma, per ripercorrere il tracciato della Mille Miglia. In sei giorni macinerà 1.860 km. Nulla di strano, se non fosse che per il 94% del

    – di Antonio Larizza

    L'autopilota aguzza la vista

    Correva l'anno 1998. Nel primo giorno di giugno, una Lancia Thema con due strane telecamere ai lati superiori del parabrezza parte da Parma per ripercorrere il percorso delle Mille Miglia. Dopo sei giorni, la missione è compiuta: sono stati coperti 1.860 km a una media di 123 Km/h. Nulla di eccezionale, se non fosse che per il 94% di quel tragitto la Thema guidò da sola, mentre il non-conducente supervisionava le operazioni e mostrava fiero ai giornalisti che seguivano il viaggio entrambe le man...

    – Antonio Larizza

    Più spin-off universitari, ma il mercato resta lontano

    Attecchiscono nei laboratori universitari legati spesso alla ricerca pubblica e crescono per numero e fatturato. Tutelano la proprietà intellettuale, anche se scarseggiano ancora in alleanze legate al business. Ad oggi sono 750 le startup attive nella rete PNI Cube, associazione degli incubatori

    – di Giampaolo Colletti

    La competitività passa anche dal territorio

    I laminatori, alla Dallara, stendono la "pelle" di fibra di carbonio nello stampo. Strato dopo strato. Dalle loro mani sapienti escono i pezzi della carrozzeria di una delle auto più veloci del mondo. Ma anche in quel mondo tecnologicamente avanzato, il lavoro cambia. Oggi, i laminatori insegnano

    – di Luca De Biase

    Cogito, ergo capisco come voi umani

    Leggere in due ore tutta Wikipedia e impararla a memoria. Mettere in ordine miliardi di documenti sparpagliati. Capire il senso di una montagna di testi scritti e registrati al computer. Ci pensa «Cogito». Letteralmente. E' il programma che simula l'abilità umana di comprendere a fondo il

    – di Luca De Biase

    Come influenzerà il lavoro degli umani l'intelligenza artificiale?

    Sul lavoro del futuro c'è molta incertezza non solo a causa della crisi economica iniziata ormai da un decennio, ma anche della spettacolare accelerazione digitale in corso. E' proprio quest'ultimo aspetto che apre la strada ai maggiori dubbi: la tecnologia crea posti di lavoro o li distrugge?

    La via italiana all'Open Innovation

    Domenica 2 luglio, Nòva ha deciso di fare il punto sull'implementazione dell'Open Innovation in Italia. Guido Romeo ha curato due pezzi. Il primo analizza il caso Catapult che dagli UK sta facendo scuola come nuovo approccio all'incubazione e accelerazione. Il secondo fa il punto sulle iniziative del MISE (contamination lab e competence center). Io vi propongo il resoconto di una mia (lunga) intervista con Jean David Malò, Direttore di Open Science & Open Innovation per la DG Research della Co...

    – Alberto Di Minin

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