Le nostre Firme

Ugo Tramballi

    Joe, Vlad & Xi, il mondo che ci aspetta

    Fra il 16 e il 29 ottobre 1962 il mondo fu a un passo dalla guerra nucleare. Gli americani avevano scoperto a Cuba rampe e missili russi con testata atomica; altri erano in viaggio dall'Urss. Un anno prima a Berlino, Krushov aveva fatto costruire il muro. Gli arsenali nucleari delle due potenze crescevano ogni anno di più: nel 1986 avrebbero raggiunto il massimo di 68mila ordigni. Eppure in quei 13 giorni di ottobre non accadde nulla perché anche nelle ore più tese della crisi non era mai manc...

    – Ugo Tramballi

    Storia di una corona e di molti fratelli (Parte Seconda)

    "Non cambierò i governi come era costretto a fare mio padre: serve stabilità", aveva promesso Abdullah dopo aver giurato da re, all'inizio di febbraio del 1999. Nei suoi primi 22 anni di regno ne avrebbe cambiati 13: il premier ora in carica è il quattordicesimo. Il giovane Abdullah sapeva che non avrebbe mai potuto mantenere l'impegno perché stabilità in Giordania è una condizione complicata, spesso evanescente. In un certo senso anche quel continuo cambiare governi, cioè distribuire cariche, è...

    – Ugo Tramballi

    Storia di una corona e di molti fratelli (Parte Prima)

    Gli accordi di Oslo stavano naufragando nei dettagli. Oggi non farebbe effetto, quel processo di pace è in stato comatoso. Ma allora, nell'ottobre1998, il mondo era in allarme. Bill Clinton aveva convocato le parti a Wye Plantation, in Maryland. Ma nonostante la diplomazia americana fosse impegnata giorno e notte, Bibi Netanyahu e Yasser Arafat restavano fermi sulle loro inconciliabili posizioni. Poi, d'improvviso, a Wye Plantation apparve re Hussein di Giordania che dal 1992 era in pace con Is...

    – Ugo Tramballi

    Kholodnaya Voyna'

    Poche cronache sull'arresto dell'ufficiale di Marina italiano che passava informazioni ai russi, hanno resistito alla tentazione di scrivere: "...sembra di essere tornati ai tempi della Guerra Fredda...". Oltre ad essere piuttosto banale, la considerazione rivelava ingenuità, ignoranza o entrambe: in pace, in guerra o nella loro via di mezzo - appunto la Guerra Fredda - le spie non hanno mai smesso di lavorare. Anche la Guerra Fredda non è mai finita del tutto: forse ha avuto una fase di stanca...

    – Ugo Tramballi

    Il trionfo di Bibi e il caos elettorale

       Nella storia elettorale dello stato ebraico il vincitore veniva acclamato dai sostenitori come "Re d'Israele". L'abitudine si è un po' persa, forse a causa dell'eccessivo numero delle chiamate al voto negli ultimi anni: era comunque più una tradizione della destra del Likud che della sinistra laburista. Alla sua ottava vittoria, sette delle quali consecutive a partire dal 2009, Bibi Netanyahu avrebbe il diritto di rivendicare quella carica regale. Lo spoglio non è completo. E mancano ancora ...

    – Ugo Tramballi

    Wanted

    Se esplode un vagone carico di materiale infiammabile o crolla un ponte, l'amministratore delegato delle ferrovie o quello delle autostrade è legalmente responsabile del disastro. Per molti versi premier, presidenti, emiri, re e dittatori sono gli amministratori delegati dei paesi che governano. Dunque per le decisioni che prendono e le conseguenze che a volte provocano, potenzialmente possono essere considerati tutti assassini. Eventualmente con motivazioni preterintenzionali. Almeno fino al 1...

    – Ugo Tramballi

    Un lungo telegramma dalla Cina

    Dall'ambasciata americana a Mosca, il 22 febbraio 1946 George Kennan scrisse al dipartimento di Stato un telegramma speciale. La guerra era finita da meno di un anno e a Washington si continuava a credere che l'Unione Sovietica fosse ancora l'alleato col quale era stato sconfitto il nazismo. Di solito i telegrammi, cioè i rapporti cifrati dei diplomatici sul campo, erano e continuano ad essere succinti per cercare di essere anche letti al ministero e non solo archiviati. Quello di Kennan, intito...

    – Ugo Tramballi

    Bezos o la democrazia on demand

    Non è necessario aver fatto una scuola di giornalismo per riconoscere che il Washington Post è un gran bel giornale. Un giornale liberal che per quattro anni ha contato una per una e documentato in una rubrica, tutte le bugie di Donald Trump. "Democracy dies in darkness" era lo slogan della sua più importate campagna pubblicitaria in quell'epoca buia, non ancora del tutto passata. Pochi giorni fa, all'età di 66 anni, il direttore Martin Baron è andato in pensione. Anche il Times, concorrente ne...

    – Ugo Tramballi

    Israele e Palestina: battaglie elettorali

    Con la primavera, per israeliani e palestinesi arriva una grande stagione elettorale: i primi votano il 23 marzo; i secondi il 22 maggio per le parlamentari e il 31 luglio - estate inoltrata - per le presidenziali. In teoria dovrebbe essere una buona notizia. In realtà è opinabile. "Grande stagione" è eccessivo. Forse intensa, senza specificare che l'aggettivo sia positivo o negativo. Gli israeliani voteranno per la quarta volta in poco meno di due anni. Si sono creati due grandi fronti: a favo...

    – Ugo Tramballi

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