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Seth Godin

    Quello che viene prima

    Caro Diario, l'idea mi è venuta in bottega, mentre Jepis mi parlava del libro di Seth Godin che sta leggendo. Dopo che il giovane jedi ha finito di parlare gli ho detto due cose: la prima è di passarmi il libro quando lo avrà finito; la seconda è che stavo pensando di scrivere un post su "quello che viene prima". Cosa vuol dire quello che viene prima? Quello che viene prima. Le parole e le cose di cui, secondo me, non possiamo fare a meno, quelle su cui non dovrebbero esserci differenze, quelle ...

    – Vincenzo Moretti

    Stregati dagli influencer 20 milioni di italiani

    I dati della ricerca "Italiani & Influencer" realizzata da Buzzoole, InfoValue e Mondadori Media con l'obiettivo di indagare il rapporto tra gli italiani e i cosiddetti macro influencer

    – di Andrea Biondi

    Se il libro è interattivo. Una Conversazione con Magdalena Barile, Derrick de Kerckhove, Luca Leoni, Marina Massaro, Mariangela Matarozzo, Valentino Megale, Giovanni Verreschi.

    "Nel regno digitale immateriale", scrive Kevin Kelly, "dove nulla è statico o fisso, tutto è in divenire, anche il libro diventa un librare, evolvendo da cartaceo a digitale, confrontandosi con altri sistemi di comunicazione e apprendimento". Se il libro diventa un "librare": questo il titolo/quesito/ipotesi che ci conduce in un viaggio su cosa è stato, cos'è oggi e cosa sarà domani il libro, attraverso Dieci Conversazioni con scrittori, editori, esperti. Come guida per orientarci in questo camm...

    – Marco Minghetti

    App, membership e premi per ballare con le nuove tribù

    Quasi un pesce d'aprile. D'altronde negli anni del real time marketing un colosso mondiale della ristorazione può decidere di lanciare un nuovo prodotto con un blind test trasformato in candid camera. Così Burger King ha venduto il suo hamburger di carne, ma stavolta senza metterci dentro la carne.

    – di Giampaolo Colletti

    Brand a rischio social ma essere assenti non è un'opzione

    «Che i social non siano il contesto ideale per costruire e alimentare la relazione tra le persone e le marche è una provocazione interessante e condivisibile. Ma sostenere che i brand dovrebbero abbandonare i social è sbagliato. Così come la proposizione di una disfida sovranista tra dati e

    – di Fabio Grattagliano

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