Ultime notizie:

Philippe Garrel

    Tre film italiani in concorso alla Berlinale

    Alla 70esima edizione della Berlinale ci saranno «Volevo nascondermi» di Diritti, «Favolacce» dei fratelli D'Innocenzo e «Siberia» di Abel Ferrara

    – di Cristina Battocletti

    Il dramma dell'Aids nell'intenso «120 battements par minute»

    Il cinema francese si conferma in buona forma al Festival di Cannes: dopo i notevoli «Un beau soleil intérieur» di Claire Denis e «L'amant d'un jour» di Philippe Garrel, presentati all'interno della Quinzaine des Réalisateurs, in concorso ha trovato spazio un altro dramma transalpino di grande

    – di Andrea Chimento

    Se I bambini ci guardano: "La gelosia" e "Quel che sapeva Maisie"

    Il mondo può incenerirsi attraverso la toppa di una serratura, soprattutto se a reggerlo sono spalle che distano poco più di un metro dai piedi. Philippe Garrel in La Gelosia scurisce lo schermo quando Charlotte (Olga Milshtein) spia il padre Louis (Louis Garrel) nel dare l'addio alla madre Clothilde (Rebecca Convenant). Un buio pece tranne che per uno spicchio di luce in cui vengono inquadrate le facce dei genitori. http://www.youtube.com/watch?v=qgbvtGwBpL4 L'animo di Charlotte dovrà passare ...

    – Cristina Battocletti

    Se i bambini ci guardano

    «La gelosia» di Garrel e «Quel che sapeva Maisie» raccontano in modo diverso il divorzio visto dai ragazzi

    – Cristina Battocletti

    Atlante (sentimentale) del cinema

    Non siamo altro che isole. Tracce di storie. Immagini e punti di vista. Cinquanta registi si raccontano nel libro-intervista di Donatello Fumarola e Alberto Momo, Atlante sentimentale del cinema per il XXI secolo (DeriveApprodi, Euro 25). Quentin Tarantino, David Lynch, Philippe Garrel, Takeshi Kitano, Werner Herzog, Amos Gitai, Enrico Ghezzi? sono solo alcuni dei nomi incontrati da Fumarola/Momo - in rocambolesche conversazioni rubate in bar di alberghi, in macchina, a Torino, Venezia, Rotterda...

    – Mauro Garofalo

    Bruni Tedeschi, irresistibile perdente

    "Un castello in Italia" di Valeria Bruni tedeschi è una commedia in cui si ride con intelligenza Ecco la mia recensione sul domenicale di oggi Ci vuole maestria e coraggio a porre una quarantenne piacente, ricca, colta, elegante e snob al centro di una commedia, in cui recita la figura della perdente. Valeria Bruni Tedeschi in Un castello in Italia ci è riuscita, mettendo in gioco se stessa in una farsa autoironica, che con sagacia e lievità affronta temi gravi come la maternità, la morte, l'amo...

    – Cristina Battocletti

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