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Piano Rubik

Rubik è il nome del famoso cubo di plastica che, non senza dosi di abilità, alla fine si poteva ricomporre e mettere in ordine. È anche il nome del piano svizzero nato da banchieri del Canton Ticino, tra cui Alfredo Gysi, e poi fatto proprio dall'Associazione svizzera dei banchieri, presieduta da Patrick Odier, e poi dal Governo svizzero. Come nel gioco del cubo di plastica, anche nel caso degli accordi fiscali si trattava di mettere al loro posto tutti i tasselli, impresa non facile. Per gli altri Stati, per ora Germania e Regno Unito, l'obiettivo era imporre un prezzo, più salato dell'euroritenuta, ai capitali non dichiarati e gestiti da banche elvetiche. Per la Svizzera, l'obiettivo principale era mantenere in cambio un pur emendato segreto bancario, inteso come tutela della sfera privata. L'altro obiettivo di Berna era avere in cambio procedure più snelle per quel che riguarda l'accesso ai mercati dei servizi finanziari dei Paesi con sui si conclude l'accordo, a favore di banche, gestori, fondi elvetici. Per adesso il cubo Rubik si è ricomposto con Germania e Regno Unito.

Ultimo aggiornamento 26 febbraio 2016

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