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Impugnazione

Consiste nell'azione volta a contestare i vizi del licenziamento e può essere proposta, oltre che dal destinatario dell'atto di recesso (lavoratore), dall'associazione sindacale cui lo stesso ha conferito mandato, da un rappresentante del lavoratore ovvero da un terzo. Il collegato lavoro ha riscritto la procedura delle impugnative introducendo un termine aggiuntivo rispetto a quello già esistente circa la fase stragiudiziale ed eliminando il tentativo obbligatorio di conciliazione che - fino all'entrata in vigore della legge n. 183/2010 - andava esperito presso la direzione provinciale del Lavoro prima di poter proporre l'impugnazione giudiziale. Si tratta di un termine decadenziale, decorso il quale si perde la possibilità di esercitare il diritto di impugnazione. I vizi che possono portare alla valutazione dell'illegittimità del recesso possono essere ricondotti a tre tipologie: 1. licenziamento annullabile; 2. licenziamento inefficace; 3. licenziamento nullo. Diverse sono anche le conseguenze dell'invalidità e consistono nella tutela reale e in quella obbligatoria.

Ultimo aggiornamento 26 febbraio 2016

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