Ultime notizie:

Jan Palach

    Jan Palach, un corpo per svelare la «fragilità» del totalitarismo

    Nel tardo pomeriggio del 16 gennaio 1969 Jan Palach (21 anni, era nato nell'agosto 1948) si reca in Piazza San Venceslao, al centro di Praga, si ferma ai piedi della scalinata del Museo Nazionale, si cosparge il corpo di benzina e si appicca il fuoco con un accendino. Rimane lucido per tre giorni

    – di David Bidussa

    Festa del cinema di Roma: tutti i film della selezione ufficiale

    Ecco tutti i fim della selezione ufficiale della Festa del Cinema di Roma. Anche quest'anno il film più votato dagli spettatori conquisterà il "Premio del Pubblico Bnl", unico riconoscimento della manifestazione. Sarà il pubblico a decidere a quale opera attribuire il riconoscimento attraverso un

    Eurovisioni

    Six Feet Under, The Sopranos, The Wire, Mad Men, Dexter, Breaking Bad? esiste la possibilità di trovare in questi anni delle serie europee paragonabili per

    – di Cristiano De Majo

    Praga: quattro itinerari nella città del Golem

    Nessuna città meglio di Praga è in grado di ricreare una storia magica. Lo sapeva anche Neil Burger, regista di The Illusionist, che qui ha girato le scene clou di questa storia d'amore e magia cinematograficamente ambientata nella Vienna d'inizio Novecento. Apice con Lione e Torino del triangolo

    In Cecoslovacchia, cioè da nessuna parte

    Quando Jarry presentò la sua opera più famosa, Ubu re, disse che era ambientata in "Polonia, cioè da nessuna parte". Basta sostituire a "Polonia" la "Cecoslovacchia" (l'attuale Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca) per dare un luogo a queste sorprendente romanzo di Mariusz Szczygiel, guarda caso autore di nazionalità polacca: il libro è Gottland, la terra di dio, una quindicina di racconti sulla storia recente di uno dei paesi più sfortunati dell'est, più oppressi e che più ha sofferto prima o...

    – nicola villa

    • La primavera di Dana

      Nei suoi potenti scatti Kyndrová racconta prima i riti per celebrare la fratellanza con l'Urss, poi l'addio degli occupanti - «Potevo guardare con più libertà. Come donna ero invisibile, inoffensiva: le donne non hanno mai rappresentato un pericolo per la cultura sovietica»

      – Laura Leonelli