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Bobi Bazlen

    Che si fa di Anna Frank?

    Con Foà, che tenne le fila della casa editrice dal 1951 fino a quando si staccò per fondare nel 1962, assieme a Bobi Bazlen, l’Adelphi, Ginzburg aveva un ottimo rapporto, non sempre garantito in un ambiente di talenti, dotati di fiuto... Il piglio sulfureo ed eccentrico dell’editore, necessario per far emergere “libri unici”, per dirla alla Bazlen, si manifestò anche nel “caso Frank”, che rappresenta l’eccezione all’iter canonico del...

    – di Cristina Battocletti

    Che si fa di Anna Frank? Nonostante l'entusiasmo di Natalia Ginzburg per il «Diario», Einaudi ne affidò la lettura fuori dal comitato del «mercoledì» con un anomalo iter editoriale

    Con Foà, che tenne le fila della casa editrice dal 1951 fino a quando si staccò per fondare nel 1962, assieme a Bobi Bazlen, l'Adelphi, Ginzburg aveva un ottimo rapporto, non sempre garantito in un ambiente di talenti, dotati di fiuto letterario notevolissimo, ma spesso conflittuale e provocatorio.

    – Cristina Battocletti

    Montale e il servo Bortolo

    In questi mesi sono stato occupato dalla ricerca della recensione che Montale scrisse sul capolavoro del padre della letteratura slovena, Ivan Cankar, di cui quest'anno ricorre il centenario della morte. Recentemente ho scoperto che, consigliato dall'amico ed editor Bobi Bazlen, il premio Nobel

    – di Boris Pahor

    La stagione del '68 e l'azione di donne ribelli

    Che cosa può accomunare Franca Viola (la prima ragazza siciliana a rifiutare il «matrimonio riparatore»), Elena Gianini Belotti (precursora dei gender studies), Amelia Rosselli (poetessa), Carla Accardi (pittrice astrattista), Mira Furlani (impegnata nella comunità dell'Isolotto di Firenze), Carla

    – di Raffaele Liucci

    L'orecchio triestino di Bobi Bazlen

    Il 28 luglio 1965 Roberto Bazlen è atteso a pranzo, a Milano, da Eugenio Montale, che gli ha fatto preparare uno dei suoi piatti preferiti. Impensierito dal ritardo di un amico sempre indaffarato ma sempre puntuale, Montale telefona alla casa editrice Adelphi, nata da poco, della quale Bazlen è uno

    – di Andrea Casalegno

    L'anno del «perfido» Gobetti

    Ma questo «carteggio 1923» è un libro di Piero Gobetti oppure di Ersilia Alessandrone Perona, la curatrice, amorevole investigatrice di archivi gobettiani e già artefice del precedente «carteggio 1918-22»? In fondo, neppure l'attuale tomo (579 lettere complessive) avrebbe senso, orbato dei suoi

    – di Raffaele Liucci

    La bella Trieste autobiografica di Mauro Covacich

    Trieste è un sussulto verticalizzato tra il Carso e il mare, una caduta libera quando il treno sbuca dalle gallerie, uno scossone dopo la noia padana se si inforca con l'auto la strada costiera. Niente è mediocre a Trieste, non la gente, miscuglio slavo ingentilito dai tratti latini, per dirla con Bobi Bazlen; non il dialetto che a forza di contrarre e tradurre fa precipitare qualunque cosa in un iperrealismo spesso sboccato; non l'aspetto da Vienna bianca, austera e a tratti popolana. Chi ci v...

    – Cristina Battocletti

    Trieste autobiografica

    Trieste è un sussulto verticalizzato tra il Carso e il mare, una caduta libera quando il treno sbuca dalle gallerie, uno scossone dopo la noia padana se si inforca con l'auto la strada costiera. Niente è mediocre a Trieste, non la gente, miscuglio slavo ingentilito dai tratti latini, per dirla con

    – di Cristina Battocletti

    Trieste autobiografica

    Trieste è un sussulto verticalizzato tra il Carso e il mare, una caduta libera quando il treno sbuca dalle gallerie, uno scossone dopo la noia padana se si inforca con l'auto la strada costiera. Niente è mediocre a Trieste, non la gente, miscuglio slavo ingentilito dai tratti latini, per dirla con

    – Cristina Battocletti

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