Ultimo aggiornamento: 09 febbraio 2022
  • 10 gennaio 2026
    A Teheran il cambio di regime deve partire dall’interno

    24Plus

    24+ A Teheran il cambio di regime deve partire dall’interno

    Per giornali e televisione di regime non sta succedendo niente. Nessuna manifestazione di protesta: lo provano le immagini continuamente trasmesse di piazze tranquille. È il comportamento dei regimi in crisi: negare la realtà quando sta accadendo. Nel 2003 il ministro dell’Informazione di Saddam

  • 03 gennaio 2026
    Iran, ecco perché gli interventi esterni rafforzano il regime

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    24+ Iran, ecco perché gli interventi esterni rafforzano il regime

    A Teheran le cose resteranno come sono fino a che vivrà l’ayatollah Ali Khamenei. Il successore di Khomeini alla guida suprema del paese ha 86 anni e da tempo non si mostra in pubblico. La convinzione fra esperti e osservatori era comunque un’ammissione dell’intrinseco e sempre più evidente

  • 06 dicembre 2025
    Nel disordine globale per l’America di Trump il nemico è l’Europa

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    24+ Nel disordine globale per l’America di Trump il nemico è l’Europa

    Un amico di Washington che aveva seguito la trattativa per il cessate il fuoco a Gaza, spiega come il negoziatore americano Steve Witkoff avesse chiesto chi fosse quel Marwan Bargouti del quale Hamas chiedeva con insistenza la liberazione. Non è un episodio inverosimile, è la nuova normalità. Con

  • 26 novembre 2025
    Perché tra Trump e bin Salman la relazione è sempre più speciale

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    24+ Perché tra Trump e bin Salman la relazione è sempre più speciale

    Quelle della Casa Bianca e del Campidoglio erano porte girevoli per Bibi Netanyahu: nelle sue ricorrenti visite a Washington vi entrava e usciva a piacimento. Mai tuttavia l’israeliano aveva avuto come Mohammed bin Salman bande musicali, sorvolo di aerei e quel cerimoniale riservato allo stretto

  • 19 novembre 2025
    Vodka nel deserto: la Russia in Medio Oriente

    PodcastMondo

    Vodka nel deserto: la Russia in Medio Oriente

    Il Medio Oriente, in questo momento, sembra un tavolo da gioco appena rovesciato: i pezzi sono gli stessi, ma nessuno è più nella posizione di prima. La Siria non è più la Siria di Assad, l’Iran ha assorbito colpi che ne hanno riscritto il profilo regionale, Israele agisce come se non avesse più nessuno alle spalle e le monarchie del Golfo si comportano come se l’ombrello americano non fosse più impermeabile. Dentro questo disordine, c’è un attore che non dovrebbe avere margine e che invece si ritrova con più spazio di prima: la Russia. Una potenza logorata dalla guerra, isolata in Occidente, ma ancora capace di entrare nelle conversazioni cruciali. La telefonata fra Netanyahu e Putin lo ha mostrato con una chiarezza quasi imbarazzante: nella trattativa su Gaza e sull’Iran, Mosca è ancora seduta al tavolo. Il secondo segnale è arrivato all’Onu, con l’astensione russa sulla risoluzione americana per la Striscia. E così, mentre il Medio Oriente entra in una fase di pragmatismo brutale - dove contano solo le mosse che funzionano, non le amicizie - la Russia si muove con un istinto che conosce bene: quello del sopravvivere sfruttando le crepe degli altri. Ne discutiamo con Ugo Tramballi, editorialista del Sole 24 Ore e Senior Advisor presso l’Istituto Studi Politica Internazionale, e Marco Di Liddo, Direttore del Centro Studi Internazionali