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Carl Bildt

Carl Bildt è un diplomatico e politico svedese. E’ stato ministro degli Esteri dal 2006 al 2014 e premier dal 1991 al 1994. E’ membro dell’European Council on Foreign Relations.

Ultimo aggiornamento 28 aprile 2017

Ultime notizie su Carl Bildt
    • News24

    Il nuovo ordine mondiale di Pechino

    Un passo avanti, fa notare l'ex primo ministro svedese Carl Bildt, sarebbe che tutte le parti coinvolte adottassero un approccio diplomatico più ampio che inizi "ad affrontare direttamente il cuore del problema: ossia, che nessun trattato di pace sia mai stato siglato per porre fine alla guerra coreana del 1950-1953".

    – di Ramesh Thakur

    • News24

    La delicata partita sui trattati atomici

    Quasi tutti i Paesi vorrebbero scongiurare la minaccia di una catastrofe nucleare, ma un mondo denuclearizzato è più facile a dirsi che a farsi e c'è il rischio che alcuni tentativi si rivelino controproducenti. Dalla fine della Guerra Fredda, gli arsenali nucleari nel mondo sono diminuiti e di

    – di Carl Bildt

    • News24

    Quando la fortuna volta le spalle ai populisti

    «Il sindaco di Pittsburgh Bill Peduto e il sindaco di Parigi Anne Hidalgo hanno ora unito le forze per combattere il cambiamento climatico», osserva l'ex premier svedese Carl Bildt, così «smentendo l'affermazione di Trump secondo cui sarebbe stato eletto per "rappresentare Pittsburgh, e non Parigi"».

    – di Ken Murphy, Stuart Whatley, Roman Frydman e Jonathan Stein

    • News24

    L'America di Trump nel labirinto nucleare di Kim Jong-un

    Poco prima di lasciare la Casa Bianca, il presidente Barack Obama ha informato il suo successore riguardo al fatto che la Corea del Nord avrebbe presto rappresentato il problema strategico più grave degli Stati Uniti. Donald Trump ha risposto con la sua solita spavalderia: ha sbraitato, e poi,

    – di Katharine H.S. Moon

    • News24

    Cento giorni di inquietudine

    La convenzione di valutare i primi 100 giorni di un leader nazionale risale a Napoleone, passando da Franklin Delano Roosevelt. Mentre i 100 giorni di Napoleone prima di Waterloo sono stati un profilo di alterigia, e i primi 100 giorni di FDR un ritratto della speranza, la presidenza di Donald

    – di Roman Frydman, Ken Murphy, Stuart Whatley e Jonathan Stein

    • News24

    Perché sono un sostenitore della globalizzazione

    Lo confesso: sono un energico sostenitore dei benefici della globalizzazione. Sono dell'opinione che la graduale interconnessione di regioni, paesi e popoli sia il progresso più colossale e positivo della nostra epoca. Adesso, però, negli Stati Uniti un populista ha assunto la carica di presidente

    – di Carl Bildt

    • News24

    Il «problema infernale» del nuovo disordine mondiale

    Nel suo libro "A Problem from Hell": America and the Age of Genocide (ed. italiana "Voci dall'inferno: l'America e l'era del genocidio", Baldini Castoldi Dalai, 2004 ), che uscì nel 2002 e vinse il Premio Pulitzer l'anno successivo, Samantha Power condannava l'inazione degli Stati Uniti nel

    – di R. Frydman, S. Whatley, K. Murphy, J. Stein

    • News24

    «Cosa è successo in Svezia!?». La gaffe di Trump infiamma i social

    Il rischio, quando si guarda un servizio tv senza audio, è di fraintenderne il contenuto. E quando si commenta qualcosa che non si è capito, si rischia di dire cose per cui non si viene perdonati. Soprattutto dai social. Ancora una volta nel mirino di questo corto circuito comunicativo il

    – di Ma.l.C.

    • News24

    Come sopravvivere all'era Trump (e al declino dell'America)

    A seguito dell'insediamento di Donald Trump non è scoppiata l'Apocalisse, ma la retorica dell'ira divina certamente sì. Invece di adottare le parole di conforto o i toni distinti di Washington, Lincoln, Franklin D. Roosevelt, Kennedy o Reagan, il discorso inaugurale di Trump conteneva espressioni

    – di R. Frydman, K. Murphy e J. Stein

    • News24

    Il populismo e il nuovo disordine mondiale

    Si suppone che il nuovo anno inizi nella speranza. Anche nei giorni più bui della Seconda Guerra Mondiale, le celebrazioni del Nuovo Anno erano sostenute dalla convinzione che in qualche modo il corso degli eventi si sarebbe orientato verso la pace. E pare oggi profetico quanto scrisse Arthur

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